Cosa afferma la Parola di Dio riguardo ai bambini?
Cosa hanno detto Gesù e gli apostoli sui fanciulli?
Come cristiani, cosa possiamo imparare ed apprendere da loro, ed in cosa invece
dobbiamo comportarci come uomini maturi?
Matteo 18:1-5, Matteo 19:13-15
Gesù, per rispondere alla domanda dei discepoli, si pone al loro stesso livello e prende
come esempio un bambino.
Per accedere al regno sarebbe stato necessario diventare come fanciulli, avere quella
semplicità ed umiltà di spirito che si può ritrovare in un bambino.
Il figlio di Dio in sostanza parla della nuova nascita e di quel processo successivo, di
crescita e relazionale; fondamentale e necessario per poter avere salvezza e soprattutto
poter accedere al Regno.
Atteggiamento e caratteristiche positive di un bambino (da imitare):
– fragilità;
– semplicità;
– spontaneità;
– curiosità;
– interesse;
– amore e attaccamento ai genitori (senza di loro si sentono persi, si fidano di loro, sono i
loro eroi);
1a Pietro 2:1-2
L’apostolo Pietro riprende in mano il discorso ascoltato anni prima da Gesù e usa questa
splendida metafora in cui la crescita spirituale iniziale di un cristiano, ed il nostro desiderio
di relazionarci con Dio, deve essere come quello di un bimbo appena nato che desidera il
latte della propria madre.
Secondo l’apostolo questa è la cura per poter contrastare tutto quello che non ci permette
di crescere e avere una sana relazione con Dio.
Cosa afferma la SCIENZA… il latte materno!
Il latte materno per il bimbo è una splendida metafora del latte spirituale per il cristiano.
“E’ stato dimostrato che l’allattamento materno protegge il bambino da molte malattie; oltre
al sistema immunitario solo il seno può produrre anticorpi. Se il bimbo è stato esposto a
qualche germe che la madre non ha ancora incontrato, lo trasmetterà a lei e nella poppata
successiva il seno stesso produrrà e trasmetterà al bambino gli anticorpi per il germe in
questione. E’ un sistema stupefacente.”
Ma il bimbo poi cresce, diventa più grande e soprattutto matura. Come il fanciullo diventa
adulto così anche noi, come cristiani, come discepoli di Gesù, siamo chiamati a crescere,
a maturare per non restare sempre al livello del bambino.

Questo lo troviamo scritto nella Parola di Dio; è chiaro, esplicito!
1a Corinzi 13:11, 1a Corinzi 14:20
Paolo parlando alla chiesa di Corinto invita i credenti a maturare, a crescere e vivere la
vita spirituale secondo uno standard più elevato. In quella comunità c’erano grossi
problemi di fornicazione, idolatria, e questo a causa di una scarsa crescita spirituale.
E riflettendo su ciò che afferma l’apostolo mi chiedo: come pensa un bambino? Come
parla un bambino? Quali sono i suoi principali interessi?
Atteggiamento e caratteristiche negative di un bambino (da NON imitare):
– scarsa profondità discorsiva;
– soglia di attenzione molto bassa;
– interessi prettamente ludici;
– essere al centro dell’attenzione;
– incentrato sui suoi bisogni;
– capriccioso;
Come per il latte materno aveva una connotazione positiva nella fase della crescita,
vediamo ora due parole, due esclamazioni che i bambini, fin da neonati imparano subito
ma che, nella vita spirituale del cristiano, andrebbero subito dimenticate.
Cosa afferma la PSICOLOGIA… il mio e no!
“Intorno ai 18-24 mesi, il bambino inizia a capire di essere un individuo distinto dai
genitori, ed il linguaggio diventa uno strumento per affermare questa nuova identità. Dire
mio e no è un modo per esercitare il controllo sulle cose e sulle persone, costruendo la
propria autonomia. Il bambino vive una fase in cui è il centro del proprio mondo e, di
conseguenza, tende a credere che tutto ciò che desidera sia di sua proprietà. E’ UNA
TAPPA EVOLUTIVA PASSEGGERA, essenziale per lo sviluppo cognitivo e la costruzione
della personalità.”
Mi sono chiesto se è davvero una tappa evolutiva passeggera, o se come cristiani viviamo
ancora nell’egoismo, nel MIO e nel NO di fronte alla santità di Dio.
Quali sono i nostri reali interessi? Dove sono i nostri pensieri? Qual è il nostro grado di
attenzione e di maturità verso le cose di Dio?
Efesini 4:14-15, Ebrei 5:12-14
Il bambino è debole, fragile, non è in grado di sopportare prove e fatiche troppo grandi. Si
spaventa facilmente e ha paura di affrontare anche la più piccola difficoltà. E spesso,
anche noi come cristiani ci sentiamo così… abbattuti, stanchi, senza forze. Ma questo
succede perché non passiamo al cibo solido, a quella sana, vera e profonda relazione
quotidiana, intima e personale con il Signore.
Siamo bombardati ogni giorno da falsi pensieri, false ideologie, false idee di perbenismo e
da menzogne che vogliono minare il nostro rapporto con Lui. Dobbiamo crescere,
maturare, nutrirci di quel cibo solido e svestirci degli abiti da bambino per affrontare la vita
cristiana come uomini maturi, saggi e che onorano Dio.